Riqualificazione proventi istituzionali: problematiche IVA

Venerdì, 24 Giugno 2016 12:22

Il 4 maggio 2016 la Cassazione, con due distinte sentenze (Cassazione n. 8853/2016 e n. 8854/2016) relative alla medesima posizione ma per due differenti annualità, ha negato il riconoscimento allo scorporo dell’Iva sui proventi istituzionali riqualificati come commerciali in sede di accertamento ed ha negato il diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti, il tutto in controtendenza rispetto agli orientamenti assunti in passato dalla medesima Corte. Di sicuro tali sentenze non costituiscono una notizia rassicurante per tutti gli enti che operano nel no profit, ma analizziamo brevemente la fattispecie.

Un’associazione sportiva dilettantistica si era vista notificare un avviso di accertamento relativo al periodo di imposta 2003, con il quale l’Amministrazione finanziaria negava la natura di ente non commerciale e riteneva soggette ad obblighi di fatturazione e dichiarazione ai fini Iva tutte le prestazioni rese dallo stesso. In primo grado l’associazione otteneva un parziale successo poiché i giudici di prime cure, pur confermando la natura commerciale dell’ente, riconoscevano comunque il diritto allo scorporo dell’IVA dal totale dei ricavi ed alla detrazione dell’IVA assolta sugli acquisti. Tuttavia i giudici regionali non hanno confermato tale posizione in secondo grado, adducendo la motivazione che per poter detrarre l’Iva a credito era necessario che fossero state presentate le liquidazioni Iva periodiche e che per poter procedere allo scorporo dell’Iva dal totale dei corrispettivi era necessario che in precedenza l’IVA fosse stata inclusa nei corrispettivi stessi, e non vi era alcuna prova di questo fatto, anzi….

In Cassazione l’Associazione ricordava gli oramai noti precedenti sia della Cassazione stessa che della Corte di Giustizia Europea, secondo i quali se risultano rispettati i requisiti sostanziali (acquisti effettuati da un soggetto passivo, utilizzo dei beni acquistati per operazioni imponibili, regolare fattura ecc.) il diritto alla detrazione deve essere riconosciuto, anche nella circostanza in cui il soggetto non abbia presentato la dichiarazione IVA. Tuttavia i Giudici motivano il loro diniego alla detrazione asserendo  che “La circostanza che non sempre i corrispettivi riportati nelle schede di iscrizione – unici documenti dai quali emergeva il compimento di tali operazioni imponibili – sono stati versati, unitamente a quella, acclarata in sentenza, concernente l’omissione dell’opzione (…) che prevede l’istallazione del misuratore fiscale necessario all’obbligo di certificazione dei corrispettivi derivanti dai contratti di iscrizione, evidenziano incontrovertibilmente, ostacoli insormontabili all’attività di controllo dell’ufficio, in considerazione, per un verso, del fatto che il pagamento del corrispettivo costituisce presupposto dell’esigibilità dell’imposta e, per altro verso, che il diritto alla detrazione sorge giustappunto nel momento in cui l’imposta diventa esigibile”.

Lascia ancora più perplesso, a parere di chi scrive, la motivazione addotta dai Giudici con la quale viene negato il riconoscimento allo scorporo dell’IVA dal totale dei corrispettivi incassati: “dall’esame delle schede contabili (…) è emerso che gli incassi dell’associazione erano “esclusa IVA”, il che esclude che l’importo dell’imposta sia stato incorporato nel prezzo delle operazioni specifiche a valle, ossia nel prezzo dei beni e servizi forniti dal soggetto passivo nell’ambito delle sue attività economiche. (…) A dispetto di quel che sostiene il contribuente col suo quarto motivo, dunque, è giustappunto la caratteristica della neutralità dell’IVA ad escludere la fondatezza della censura: il regime dell’IVA è, difatti, volto a sollevare interamente l’imprenditore dall’onere dell’imposta dovuta o versata nell’ambito di tutte le sue attività economiche, al fine di garantire la perfetta neutralità dell’imposizione fiscale per tutte le attività economiche, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di dette attività, purché queste siano, in linea di principio, di per sé soggette ad IVA. Qualora l’IVA non sia stata applicata, dunque, essa non può essere scorporata”.

Questo ragionamento culminante nell’ultima affermazione non ha mancato di destare perplessità in chi scrive (e non solo): seguendo il ragionamento dei Giudici che negano lo scorporo dell’Iva dal totale dei corrispettivi incassati, l’associazione si troverebbe ad essere gravata di un importo ( l’IVA appunto) che non è mai stato incassato poiché, ritenendo di non essere un soggetto passivo d’imposta, non è mai stata applicata la rivalsa sul soggetto fruitore dei servizi e, pertanto, l’associazione risulta essere l’unico soggetto gravato dall’IVA. Ma suona ancora più allarmante un’ulteriore affermazione della Corte a commento della decisione “In questo contesto la buona fede invocata a proposito della configurazione dell’associazione come ente privato dilettantistico è del tutto irrilevante”.

 

 

Nico B